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Chi sono? sono solo io....inesorabilmente
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Si incontrarono su pietre roventi di un pomeriggio d'estate. l'atmosfera era surreale. un lembo selvatico di spiaggia deserta, ritagliato tra scogli acuminati e lucidi di onde immemori, in quella stagione incandescente. Sembrava tutto alquanto improbabile ma quel giorno fu un improbabile possibile. Lei stava giocando con ciottoli levigati la' dove l'acqua salmastra riesce ad arrivare appena, prima che le fessure e quel poco di sabbia l'assorbisse e la facesse svanire. Lo sguardo acuto, impertinente, sognante, con una sfumatura di malinconia. La pelle che sapeva di sole e sale. Lui non si sa da dove comparisse, lei avrebbe potuto persino giurare che era emerso dal mare e si era seduto li' di fianco a lei, ma non proprio vicino. Lei sussurro', e' bellissimo, sorpresa di se stessa. Lui guardo' un'increspatura al fondo, la', vicina all'orizzonte limpido, e annui'. Dimmi una parola. Esterrefatta, come se avesse ricevuto una leggera scossa o quasi temesse una di quelle sequenze matte, alla rovescia, che parte con il pronunciare una parola in codice e porta all'autodistruzione di un' astronave spaziale o alla sparizione di qualcosa per riapparire dietro l'orecchio di qualcuno. Scusa?una parola? Gli occhi di lei brillarono splendidamente di una nota ironica, leggera e giocosa. Si', dammi una parola. Lui continuava a perdersi nelle increspature che spaziavano su quel mormorio liquido e sensuale che era il mare di fronte a loro. Lei giocava con le dita e i sassolini bagnati e inizio' a pensare alla parola quasi cercandola li', tra i suoi piedi. che giorno e' oggi? lunedi'. no, dico, il numero, il mese, l'anno. lunedi' non mi piace come parola, come idea, sempre male alla testa. non sai che oggi e' il primo di agosto, anno, anno, 2046? lei rise. si ricordo' di un film raffinato. un numero sulla porta. un'atmosfera da fantascienza dove le persone sono ancora piu' umane e l'albergo e' ancora un albergo come siamo abituati a pensare. cosa c'e' di strano?mica bisogna dare un nome al tempo per viverlo o per farsi portare via, no? lui sorrise. si', vero. Lei scrisse agosto in stampatello con l'indice tra le pietre, nella poca sabbia di quell'avamposto sul mare, lui lo intui'... comunque la parola e' A-G-O-S-T-O... un'onda piu' coraggiosa delle altre corse fin li' e sbiadi' la scritta. lei al fondo della parola scarabocchio un disegno-non-disegno con un piede... Poi alzo' gli occhi, il vento le porto' i capelli indietro lasciando affiorare perfetto il suo viso intenso e velato di un sorriso pulito. Lui in quel momento distolse lo sguardo dal mare e la guardo' come se fosse orientato da quello stesso vento. apri' la sua mano e gliela porse e le disse, andiamo, stasera ho voglia di cucinare per te spaghetti ai fiori d'agosto... cos'e' uno scherzo? no, non e' uno scherzo. li cuciniamo insieme cosi' impareremo qualcosa l'uno dall'atra, ci divertiremo e ogni volta che vorrai ricordarti di questo agosto, di quest'atmosfera, di questo attimo, che sta correndo via senza nome, in modo irrimediabile, ti bastera' raccogliere un poco di petali di un girasole, di una rosa e di un garofano e cucinare e quando riassaggierai quel sapore, anche se sara' febbraio, il tempo dentro te diventera' quello di agosto... uhm. perplessa? potere evocativo dei sapori? qualcosa del genere... ah. sei bravo a cucinare? ma a quel punto lei sapeva gia' la risposta. Si alzo' appoggiando la sua mano alla sua, respiro' il mare in un solo sospiro, lo guardo', gli sorrise, penso' che era una follia, raccolse i vestiti intorno, si vesti' con un pizzico di malizia e fascino straripante e gli disse con voce squillante, andiamo...